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Valutazione rischio da fumo passivo

Quando si procede con la valutazione dei rischi presenti in azienda, occorre considerare pure il rischio da fumo passivo. Non meno degli altri, infatti, è in grado di arrecare danni alla salute dei lavoratori. Motivo per cui, secondo quanto disposto dall’attuale normativa in materia di sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare tutte le misure generali finalizzate alla prevenzione del rischio. La Legge (art. 63 del D. Lgs. 81/2008), per esempio, stabilisce che i lavoratori dispongano di aria salubre in quantità sufficiente, ottenuta preferenzialmente con aperture naturali e con impianti di aerazione. Inoltre, impone l’obbligo di installare i segnali “vietato fumare” e di impedire il fumo nelle aree con presenza di sostanze cancerogene.

Il rischio da fumo passivo può determinare nei lavoratori malattia coronarica, tosse, difficoltà respiratoria, riduzione della funzionalità polmonare, peggioramento di stati asmatici e irritazione alle mucose. Inoltre, il fumo è capace di sviluppare nell’uomo anche tumori, soprattutto quelli che colpiscono i polmoni (neoplasia polmonare). Nel fumo sono state identificate, di fatto, circa 4.000 sostanze chimiche pericolose, come monossido di carbonio, benzene, cianuri, nicotina, materie particellate, ossidi di azoto, ammoniaca e tanto altro ancora, molte delle quali irritanti, tossiche o cancerogene. Alcuni studi dimostrano, oltretutto, che l’associazione fumo passivo e ambiente lavorativo può comportare un aumento significativo di questo tipo di rischio.

Affinché il rischio da fumo passivo sia evitato, la legge prevede l’obbligo per il datore di lavoro di richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, così come anche delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e d’igiene sul lavoro. D’altra parte, secondo la giurisprudenza, questo fattore di rischio deve essere valutato dal datore di lavoro alla stregua degli altri tipi di rischi che possono essere presenti nei luoghi di lavoro, così da garantire sempre e in ogni modo la tutela della salute dei lavoratori. Inoltre, così agendo, il datore di lavoro si tutela da eventuali rivalse da parte di tutti coloro potrebbero intraprendere un’azione risarcitoria per danni alla salute causati dal fumo.

Ecco alcuni esempi di valutazione del rischio con riferimento ad ambiti specifici

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