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Valutazione rischio radiazioni ottiche artificiali

Il rischio radiazioni ottiche artificiali deriva, per l’appunto, dall’esposizione a radiazioni ottiche, cioè radiazioni elettromagnetiche nella lunghezza d’onda compresa tra 100 nm e i mm. Queste si distinguono in ultraviolette, visibili e infrarosse. Inoltre, possono essere coerenti e non coerenti. Le prime, di solito, sono emesse da laser, mentre le altre sono prodotte da tutte le altre sorgenti non laser e dal sole. Quelle non generate da quest’ultimo sono di origine artificiale. Questo tipo di rischio può provocare conseguenza anche molto gravi sui lavoratori di un’azienda, per cui il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie per eliminarlo o ridurlo.

Il rischio radiazioni ottiche artificiali può causare danni sia agli occhi sia alla cute. Rientrano nella prima tipologia, ad esempio, la fotocheratite, la foto congiuntivite, la cataratta fotochimica, la lesione fotochimica e termica della retina, la bruciatura della cornea o della retina stessa. Per quanto riguarda le conseguenze sulla pelle, questo tipo di radiazioni possono provocare eritemi, reazioni di foto sensibilità o tumori cutanei. Sono causa, anche, dell’invecchiamento precoce della pelle e di eventuali casi di bruciatura della stessa. Oltre a questi rischi per la salute, occorre tenere in considerazione pure quelli che possono derivare indirettamente.

Il rischio radiazioni ottiche artificiali, in particolare la sovraesposizione a luce visibile, può causare disturbi temporanei visivi (ad esempio, abbagliamento o accecamento temporaneo) o perfino incendi ed esplosioni innescati dalle sorgenti da cui derivano le radiazioni stesse. Si aggiungono altri tipi di pericoli, come lo stress termico o rischi di natura elettrica. Ritornando ai danni che possono essere arrecati agli occhi o alla pelle, invece, è possibile fare una distinzione tra effetti a breve termine che si manifestano nel giro di ore o giorni ed effetti e quelli a lungo termine (effetti cronici) con tempi di latenza di mesi o addirittura anni.

Ai fini di evitare tutta questa seria di pericoli, secondo quanto disposto dall’attuale normativa in materia di sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro ha l’obbligo di tener conto anche di questo tipo di radiazioni in fase di valutazione dei rischi. In particolare, durante la loro misurazione e calcolo deve rispettare le norme della Commissione elettrotecnica internazionale (IEC), per quanto riguarda le radiazioni laser, e le raccomandazioni della Commissione internazionale per l’illuminazione (CIE) e del Comitato di normazione europeo (CEN), per quanto riguarda quelle incoerenti. Nelle situazioni di esposizioni che esulano da tali norme e raccomandazioni, invece, il datore di lavoro deve adottare le specifiche buone prassi individuate o emanate dalla Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e per l’igiene del lavoro, oltre che le linee guida nazionali e internazionali fondate su basi scientifiche. In tutti i casi di esposizione, infine, la valutazione deve tener conto dei dati indicati dai fabbricanti delle attrezzature.

Ecco alcuni esempi di valutazione del rischio con riferimento ad ambiti specifici

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