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Valutazione rischio rumore

Il rischio rumore, in azienda, può causare ai lavoratori sia effetti fisiologici sia di natura psicologica. Tra i primi si ricordino la cefalea, la perdita di udito, alcuni problemi cardiocircolatori e altri di tipo respiratorio, mentre tra i secondi rientrano l’insonnia, lo stress, il nervosismo, la tensione, l’abbattimento e pure alcuni disturbi alla comunicazione. Ragione per cui, per legge, obbligo del datore di lavoro è eliminare questi tipi di rischi alla fonte o ridurli al minimo mediante l’adozione di alcune specifiche misure di prevenzione e protezione. Nel caso non bastino, occorre fornire ai lavoratori appropriati dispositivi di protezione individuale dell’udito.

Se il rischio rumore eccede i valori superiori di azione, allora il datore di lavoro deve sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori che vi sono esposti. Questa è effettuata periodicamente, di norma, una volta l’anno o secondo una periodicità diversa decisa dal medico competente, con adeguata motivazione riportata nel documento di valutazione dei rischi. La sorveglianza sanitaria deve, inoltre, essere estesa ai lavoratori esposti a livelli superiori ai valori inferiori di azione, su loro richiesta o qualora il medico competente ne confermi l’opportunità. In ogni caso, l’organo di vigilanza può disporre contenuti e tempi diversi da quelli indicati dal medico competente.

Per proteggersi dal rischio rumore, i lavoratori fanno uso di diversi tipi di dispositivi di protezione individuale. Ci sono, ad esempio, la palline e i tappi per le orecchie, i caschi (comprendenti l’apparato auricolare), i cuscinetti adattabili ai caschi di protezione per l’industria, le cuffie con attacco per ricezione a bassa frequenza o i dispositivi di protezione contro il rumore con apparecchiature d’intercomunicazione. Solitamente, l’uso degli otoprotettori è necessario durante i lavori nelle vicinanze di presse per metalli, in quelli che implicano l’uso di utensili pneumatici, per il personale a terra negli aeroporti, in caso di battitura di pali e costipazione del terreno, e durante i lavori riguardanti legname e tessili.

Il datore di lavoro può richiedere deroghe all’uso dei dispositivi di protezione individuale e al rispetto del valore limite di esposizione quando, in base alla natura del lavoro da compiere, l’uso di tali dispositivi potrebbe comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori maggiori rispetto a quando non siano utilizzati. Sentite le parti sociali, le deroghe sono concesse per un periodo massimo di quattro anni dall’organo di vigilanza territorialmente competente.

Questo, tra le altre cose, provvede a darne comunicazione, specificando quali siano le ragione e le circostanze che hanno consentito la concessione di queste stesse deroghe. Tali motivazioni sono riesaminate ogni quattro anno e nel caso dovessero venir meno, si ritorna ad applicare la regolare disciplina. Alla concessione delle deroghe solitamente segue un’intensificazione della sorveglianza sanitaria e il rispetto di alcune particolari condizioni, affinché i rischi derivanti siano ridotti al minimo.

Ecco alcuni esempi di valutazione del rischio con riferimento ad ambiti specifici

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